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MEMORIA TRADIZIONI

Le tradizioni della festa di Ognissanti

La festa di Ognissanti è strettamente legata alla ricorrenza della commemorazione dei defunti

La festa di Ognissanti, fra le più particolari e partecipate in tutta la Sicilia, rimane saldamente ancorata alla tradizione e anche a Biancavilla. Se il 31 ottobre si pensa ad Halloween quelle di Ognissanti e il giorno dei morti sono due ricorrenze per noi da sempre molto sentite.

 La festa di Ognissanti

Il 1° di Novembre la Chiesa cattolica festeggia la festa di Ognissanti. E’ noto anche come Tutti i Santi, festività che celebra tutti i santi della tradizione religiosa cristiana. La festa è celebrata in tutta Italia in diversi modi.

La ricorrenza che celebra Ognissanti è stata istituita da Papa Gregorio II, nell’VIII secolo, mentre la festa dei morti (2 novembre) è stata istituita nel 998 da Odilo, abate di Cluny. Al contrario di quanto possa sembrare, non è una giornata di lutto, in quanto si ricordano i propri cari, ma è una vera e propria festa con particolari usanze.

La festa di Ognissanti a Biancavilla

La festa di Ognissanti per noi va in abbinamento alla Commemorazione dei Defunti. A Biancavilla, come del resto in tutta la Sicilia, è la Commemorazione dei Defunti del 2 novembre la ricorrenza più sentita, chiamata comunemente la “Festa dei Morti”.

Anche qui sono protagonisti i morticeddi, ricordati andando al cimitero sin dal 30 ottobre.

Nel nostro paese è forte la tradizione dei “doni portati dai morti“. Tanti e atavici sono i racconti e le narrazioni che riportano che nella notte a cavallo tra l’1 e il 2 novembre  gli esseri defunti facciano visita ai propri cari rimasti in vita con una particolarità: quella di lasciare dei doni.

La festa di Ognissanti per noi di Biancavilla va in abbinamento alla Commemorazione dei Defunti.
La festa di Ognissanti per noi di Biancavilla va in abbinamento alla Commemorazione dei Defunti. Fonte foto: pixaby

Il 1 novembre si scartano i doni dei murtuzzi o murticeddi e poi ci si veste a festa per andare a messa e al cimitero. I non credenti ne approfittano per riposarsi o fare una gita fuori porta visto la presenza del cosiddetto “ponte”. Nel pomeriggio o la sera ci si riunisce in casa per gustare i dolci tradizionali e incontrarsi coi parenti.

La Commemorazione dei defunti

E’ la ricorrenza più sentita in questo periodo. La tradizione di Halloween non è riuscita ad intaccarla. La “Festa dei Morti” in Sicilia, risale al X secolo al dominio spagnolo, e viene celebrata il 2 novembre per commemorare i defunti. Ci si reca al cimitero per onorare la memoria di chi non c’è più, portando loro generalmente crisantemi, ma spesso anche fiori preferiti dal defunto. Si recita una preghiera sentita e si fa una richiesta di protezione dall’alto. Recarsi al cimitero e fare quest’omaggio è segno di rispetto e affetto. E’ anche occasione di riscoperta delle proprie origini familiari: ogni anno i miei genitori, sin da piccola mi hanno condotto davanti alle tombe dei nostri parenti e antenati.

La festa dei defunti, per la cultura cristiana, è opportunità di riflessione sulla caducità della vita e sul rispetto di essa, per sé e per le persone che amiamo.

I cimiteri sono affollati e diventano bellissimi grazie ai fiori, alle luci.

La Festa dei morti: origini

Leggere festa dei morti sembra quasi un ossimoro, sembra quasi dare fastidio perché l’idea di festeggiare un morto non viene associata all’idea di festa intesa come momento felice. In Sicilia e anche a Biancavilla la ricorrenza si carica però di questo significato.

Inoltre, la ricorrenza religiosa si lega a uno dei miti che definiscono la nostra identità isolana, ovvero col mito di Demetra o Cerere e Proserpina o Persefone. Come ha evidenziato Natale Turco, solamente in Sicilia la data del 2 Novembre coincide con l’antichissima tradizione del lascito, la Truvatura, dei balocchi ai bambini, da parte dei familiari defunti. Fino a poco tempo addietro era diffuso il costume del banchetto funebre, a sanzionare la continuità della vita dopo ogni funerale: u Cùnzulu, anch’esso legato al culto di Demetra che per Nove Giorni, in lutto, aveva digiunato al buio per il dolore della perdita della figlia.

La tradizione biancavillese per la festa di Ognissanti prevede per tre giorni le visite al cimitero ai cari defunti.
La tradizione biancavillese per la festa di Ognissanti prevede per tre giorni le visite al cimitero ai cari defunti. Fonte foto: pixaby

La Festa dei morti: tradizioni a Biancavilla

Si narra che anticamente nella notte tra l’1 ed il 2 novembre i defunti visitassero i cari ancora in vita portando ai bambini dei doni. All’alba del 2 novembre, con indizi dati dai genitori, i bambini, ancora oggi, saltano dal letto e si mettono a frugare nei luoghi più impensati della propria casa, alla ricerca di tutto ciò che i murtuzzi hanno lasciato: la bambola, il carrozzino, le Barbie, i soldatini, i robot, la pista, ecc. Questi regali, un tempo, equivalevano a quelli portati oggi da Babbo Natale e dalla Befana, di origine più moderna. Dopo la ricerca e il ritrovamento del dono, la domanda che si poneva ai bambini era: “Chi ti ficiunu truvari i morti? Chi ti putranu i murtuzzi?”. Nasceva la gioia del ricevere e si instillava il legame coi cari defunti, ringraziati per i doni.

Ovviamente sono i genitori o i nonni a compare i giocattoli nelle tradizionali fiere con le bancarelle, successivamente a nasconderli e a dare il via alla caccia al tesoro!

Dopo aver gioito del dono ci si vestiva per andare al cimitero, assistere alle messe e ringraziare i familiari scomparsi e far capire loro che se anche non c’erano più il loro affetto durava per sempre. Ecco perchè si chiama festa dei morti e non fa paura!

Molte sono le famiglie biancavillesi che portano avanti questa tradizione. Per alcuni essa coesiste anche con la festa di Halloween. Solitamente in questi giorni ci si recava anche alla Grande Fiera dei Morti di Catania, ricchissima di prodotti che servivano per l’inverno.

Dolci tradizionali della festa di Ognissanti

La festa di Ognissanti e dei morti coincide con la festa dei dolci poichè prevede anche la preparazione e la degustazione di prodotti tipici come: Ossa di morto, totò bianchi e al cioccolato e rame di Napoli, in versione moderna , farcite con nutella, pistacchio, marmellate.

Queste specialità sono diffusissime nei bar, panifici, bancarelle dei mercati cittadini. Spesso si trovano in abbinamento ai doni tipici della festa dei morti e si consumano in famiglia. Spesso si portano anche in dono a parenti e amici.

Esiste una ricca varietà di “dolci dei morti”, tipici del catanese e di altre parti della Sicilia orientale.

Tra i dolci tipici della festa di Ognissanti abbiamo le Rame di Napoli o Ossa di Morto
Tra i dolci tipici della festa di Ognissanti abbiamo le Rame di Napoli o Ossa di Morto; foto di S. Portale

I totò sono un vero e proprio dolcetto da pasticceria; si tratta di biscotti al latte con semplice e morbido impasto, con una differente copertura conosciuta in dialetto come liffia: bianca al limone o al cacao. La liffia è una leggera spennellata di latte, uova, zucchero, farina, strutto acqua, limone o cacao. La glassa è più spessa, la liffia più leggera. Si usano anche le spezie per rendere unico il loro sapore Per la bontà uno tira l’altro!

Il nome Totò deriva invece da quello del primo ragazzo che li creò, un fornaio che, secondo la tradizione, dopo la visita al cimitero di una sua cara defunta, per consolarsi volle creare un dolce per coloro che avevano subito come lui una perdita. L’altra variante del nome è tatù o tetù (diffusa in Sicilia occidentale). I bersaglieri totò si portano ancora oggi in dono  a chi ha avuto un lutto.

Ossa di mottu o ramuzzi: dolci che hanno un aspetto originale e insolito contraddistinto dalla doppia colorazione, bianca/biancastra e molto molle sopra e scura sotto molto croccante. Anch’essi contengono delle spezie.

Da Catania : le Rame di Napoli

A Biancavilla, importate dalla vicina Catania, si consumano anche le Rame di Napoli: sono molti simili ai totò per la liffia, differiscono per forma e gusto: sono rotonde e sono biscotti al cacao con fondente e pistacchi tritati e cannella; sono guarniti con una s con cioccolato bianco, simbolo del denaro

Il nome deriva dall’introduzione della nuova moneta a Napoli, sotto i Borbone, immortalata dal popolo in questi dolci marroni e dal significativo nome “rame”. Così i pasticceri di Catania, città unificata al Regno, iniziarono a riprodurre in cucina la forma delle nuove monete per dire che da l’ a poco si sarebbero usati dei biscotti al posto di monete dal poco valore.

Vi sono dunque tradizioni popolari e antiche che ancora oggi sono molto seguite e sentite a Biancavilla per far conoscere alle nuove generazioni le nostre radici profonde.

Le tradizioni della festa di Ognissanti ultima modifica: 2021-11-01T09:00:00+01:00 da SABRINA PORTALE

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